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Un cerotto per curare le ferite

Erano in pochi quelli che ancora ricordavano di averlo sentito parlare un tempo. Ormai non rivolgeva più la parola a nessuno e nessuno era a conoscenza che lui, invece, parlava soltanto con gli oggetti, le cose.
Andava un paio di volte al giorno, alle dieci della mattina e alle sei del pomeriggio, al negozio di alimentari che stava nascosto lungo il viale commerciale illuminato giorno e notte da insegne al neon che nemmeno a Las Vegas, tra la bottega del tatuaculi e la vetrina di souvenir attirapolvere, nella Città dei Cavalli. La vita fuori scorreva a pieno regime. L'imperativo per tutti era trovare un buco da riempire: era chiaro come alla luce del sole, così a quella delle luminarie notturne che si riflettevano nelle iridi infoiate di donne e uomini in caccia. Tutta quella vetrina ambulante di corpi e carne gli era indifferente ora, anche se un tempo non era stato così. Un bel giorno della sua vita - anche se si era persa la memoria di quale fosse stato l'evento scatenante - le cose erano diventate per lui più importanti delle persone. Erano più affidabili e meno puttane. Erano sicure e sempre identiche a sé stesse, incredibilmente belle nelle loro disposizioni seriali sugli scaffali. L'ordine senza lordura.
E così se ne stava delle mezzore intere rintanato tra gli espositori del minimarket ad ammirare la perfezione delle bombole di panna montata, l'apparente irregolarità della disposizione delle olive in salamoia, le pieghe degli involucri di plastica delle torte preconfezionate. Con le lattine di tonno intratteneva chiacchierate molto lunghe sul come sentirsi a proprio agio in uno spazio circoscritto (loro ne sapevano senz'altro più di lui), mentre le bottiglie d'acqua gli avevano insegnato come non perdersi in un bicchiere. Con gli alcolici non parlava mai ché lo facevano sentire sempre triste e gli ricordavano di quando ancora intavolava discorsi con gli altri suoi simili senza poi riuscire più a schiodarli.
In realtà lui stava fuggendo da sé stesso, solo non lo aveva capito o non aveva intenzione di ammettere che il vero problema fosse proprio quello. Di notte, nel cuore del sonno, sognava di diventare lui stesso un oggetto: un cerotto per curare le proprie ferite.

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Commenti (2)

Ma i cerotti sognano pecore di garza?
Bel blog il tuo.
Un saluto

I cerotti si incastrano nello scarico della doccia, questa è la verità.
E grazie per essere passato di qui :)


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Questa pagina contiente un singolo intervento scritto il 02.09.08 01:43.

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