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Cielo verde, prato rosso, siedo su una sedia giallo limone. Non penso sia strano anzi mi sento a mio agio. Io sono blu e nudo. Forse passano millenni mentre realizzo di esserlo. Arriva una donna bianca, bella da far dimenticare ogni nozione e cadere qualsiasi certezza. Mi parla attraverso dei movimenti codificati e strutturati delle sue palpebre, senza muovere le labbra, labbra che non possono non far nascere che fantasie oscene e perverse.
«Sei felice?» chiede socchiudendo ritmicamente gli occhi.
«Nessun uomo lo è».
«Ma tu sei un uomo?»
«Non ne ho la minima idea».
I suoi occhi sono completamente neri e nelle iridi si vedono guizzare, di tanto in tanto, striature d'argento che sarebbero troppo semplici da paragonare alle scie delle comete.
«Quindi, se non sei sicuro di essere un uomo, potresti essere felice, poiché nessun uomo lo è».
«Soltanto gli uomini possono provare sentimenti simili».
«Ma tu cosa sei, quindi?»
«La stessa cosa che sei tu».
«Un sogno...».
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