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Petali

I boccioli, appesi ai rami di ciliegio dalla corteccia scura, erano quasi sul punto di schiudersi in tutto il loro candore. Sotto la scarsa ombra delle chiome ancora prive di foglie, gruppi di persone attendevano nel parco quell'istante di pura bellezza: l'attimo esatto in cui il petalo del ciliegio, all'apice del suo sviluppo, improvvisamente si sarebbe staccato per cadere a terra. Festeggiavano ognuno secondo le proprie possibilità, anche se ci sarebbe stato ben poco da festeggiare in un paese in guerra. C'era chi stava steso sulle coperte e chi invece sul nudo manto del prato consumava cibo, parole e giovinezza come già avevano fatto i loro antenati per svariate generazioni addietro.

Era il primo sabato d'aprile quando Kumiko e Haruki si conobbero al parco Tateyama proprio in occasione di Hanami, la festa della fioritura, quasi al termine della Seconda Grande Guerra. Da mesi succedeva s'incontrassero per caso, limitandosi a un breve scambio di saluti e nulla più. Nessuno dei due fino ad allora aveva mai trovato la forza di fare il primo passo per superare quello scoglio silenzioso.
Quel giorno invece lo trascorsero seduti su una panca a guardarsi negli occhi, dopo essersi allontanati dal gruppo di amici comuni. Le loro palpebre erano sbocciate in numerosi sguardi più di quanto avessero fatto i petali dei fiori intorno a loro nel parco.
«Non sapevo più come fare» le disse trovando d'un tratto il coraggio.
«Nemmeno io» gli rispose sentendosi le gambe tremare.
E lui la baciò quasi fosse la cosa più naturale da fare in quel momento. Lei non si tirò indietro, anche se li potevano vedere tutti. Lasciò che le braccia di lui le cingessero la schiena e che le sue, più timide, si appoggiassero sul suo petto, sulla camicia bianco-fior-di-ciliegio insieme ai primi petali che cominciavano a cadere a terra.

Soltanto pochi mesi dopo Haruki prese la decisione. Pensò fosse meglio farlo allora, al più presto, per poi andarsene insieme dalla città che iniziava ad essere troppo pericolosa, dopo il bombardamento al porto militare dei giorni precedenti, dopo le voci terribili che arrivavano in quei giorni da altre parti del paese. E poi chissà.
Si erano dati appuntamento poco distante dalla fabbrica di armi dove lavoravano alla fine del turno di lavoro, in tarda mattinata. Camminavano vicini, lui stava in silenzio:
«Haruki? Che c'è? Perché quella faccia?»
«Avrei voluto chiedertelo in un altro momento, ma non posso più aspettare».
«Che cosa?»
«Kumiko, vuoi sposarmi?»
Quella volta fu lei a baciarlo senza dire nulla. Voleva dire di sì.
Il cielo sopra di loro si rischiarò all'istante, le poche nuvole vennero spazzate via da una mano invisibile e potente, la luce abbagliante dell'esplosione perforò i loro occhi, il fiato mancò all'improvviso. Non si resero conto di nulla, se non della promessa sulle loro labbra unite in quel momento perfetto.
Kumiko e Haruki furono gli ultimi due petali di ciliegio a staccarsi in ritardo quell'anno, il nove agosto 1945, a Nagasaki.

Riferimento

Indirizzo di riferimento per l'intervento:
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Commenti (2)

fri':

l'avrebbe potuto scrivere un bravo scrittore giapponese.

Vedrò di trasferirmi là, in Giappone, allora. :)


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A proposito

Questa pagina contiente un singolo intervento scritto il 30.08.08 04:15.

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