La Cosa che ho nel mio braccio continua a muoversi, cresce e si fa nube scura che spazza il suolo a furia di gocce, la notte. Non mi lascia in pace. Porto una maglia rossa, nuova, con le maniche corte e, al momento, sembra essere l'unica cosa che riesca a rallegrarmi. Che io mi trovi al banco dei salumi o allo sportello dell'ufficio postale, in fila in macchina davanti al semaforo o seduto ad aspettare l'arrivo dell'inaspettato, le domande nella mia testa non danno comunque tregua: chiedono cose che non dovrebbero, pungono forte. Tutte le parole che non ho mai detto nei momenti di rabbia sotterranea si sono accumulate lì dentro, in quel grumo nero d'inchiostro sul braccio e, se provassi a forarlo con uno spillo, so per certo non succederebbe nulla di buono. Non è tempo per i rimpianti ormai e odio questo mese di agosto esattamente come ho detestato quello dell'anno passato.
Sento la mancanza dei giorni da aspettare, quelli che non arrivano mai, delle mete e dei traguardi che sembrano irraggiungibili ma che poi, una volta raggiunti, non smuovono in me che una soddisfazione effimera e fulminea che scivola via sul mio io diventato da qualche tempo emo-repellente. Sembra che nulla mi basti più, come se avessi sete in continuazione, come tuttora anche il mio corpo ha sete, brama di essere toccato e di toccare anche se niente riesce più a toccarmi. Adesso non m'importa più degli occhi che stanno a guardare, perché io sono così e non ho bisogno di nascondermi, nemmeno a me stesso.

Commenti (2)
sì. Il tuo non è un blog ed è anche noioso.
il 07.08.08 11:20
Sei liberissimo di non leggere e di andare da qualche altra parte se non ti piace quello che scrivo. Non sei costretto e, la prossima volta, potresti almeno fare lo sforzo di mettere il tuo nome o un indirizzo di posta valido.
il 07.08.08 19:14