"L'importante è che stiano seduti loro" dice a proposito dei figli il padre che è appena salito sulla carrozza.
Ho qualcosa dentro l'avambraccio sinistro, vicino al polso, nella parte bianca e senza peli disegnata dalle vene bluastre, appena sottopelle, dove passano tutti i fasci di nervi che vanno verso le dita. Penso sempre a quella famosa scena di Terminator ogni volta che guardo quel preciso punto del mio corpo.
Un'altra famigliola si è seduta nei sedili di fronte, un padre con due bambini, maschio e femmina. Vanno tutti a Venezia. La bambina, vestita di rosa, è molto curiosa e si alza in piedi in continuazione per vedere cosa mai io stia combinando con il computer sulle ginocchia.
Il corpo estraneo è solido e scuro. Si riesce a intravedere sotto lo spesso strato di pelle che lo ricopre. Se lo premo con il pollice e l'indice della mano destra per saggiarne la consistenza, provo dolore. Non riesco a capire dove e quando ma, soprattutto, come sia potuto succedere. Non ne conservo memoria.
La bambina avrà sì e no quattro anni, gli occhi azzurri e freddi del padre che le sta seduto a fianco. Si atteggia: guarda l'orologio rosa troppo grande per il suo polso. Sicuramente non riesce a comprendere il significato dei segni riportati sul quadrante. Ogni tanto tiene il mento appoggiato sulla mano e gli occhi puntati fuori dal finestrino, forse per sentirsi più grande.
Ho dormito decisamente male. Mi inseguivano e io scappavo. Mi nascondevo e loro mi trovavano comunque. Manca la musica.
La ragazzina non desiste e tenta in tutti i modi di avvicinarsi. Allunga la testa oltre il bordo del monitor. Comincia a diventare davvero irritante ora. Il padre non se ne cura e la lascia fare. Sembra annoiato. Non mostra alcun entusiasmo, al contrario di sua figlia che dice cose del tipo "camminiamo sul marciapiede, vicino al mare... gabbiani..." senza mai stare ferma.
Padova. Gente che si alza e se ne va, gente che sale. Tedeschi. "Ho chiamato sul telefonino ma non hai risposto" dice l'uomo anziano con la giacca beige seduto alla mia sinistra. Poi riattacca e sospira.
Non faccio che pensare a quella cosa scura che ho dentro. Forse una scheggia entrata chissà quando, rimasta lì senza che io me ne accorgessi. Dovrei andare dalla dottoressa per farle dare un'occhiata, penso. Mi direbbe che non è nulla e che è normale. È sempre tutto normale per la mia dottoressa.
Una volta sono andato nel suo ambulatorio dicendole che avevo un forte dolore all'altezza dello stomaco. Lei stava dall'altra parte della scrivania. Non ha nemmeno alzato lo sguardo dalle ricette che stava compilando con aria annoiata. Annuiva mentre cercavo di illustrarle i sintomi del mio male. Poi ha detto che si trattava di "un virus stagionale. Ne ho visti tanti in questo periodo". Non capisco perché io continui ad affidarmi alle sue cure.
Padova ora non c'è più. Spesso ho l'impressione sia il treno a rimanere fermo e tutto il resto a muoversi. Dipende dai punti di vista. Ho dieci euro nel portafogli. Dovrebbero bastarmi per oggi.
La bambina, se non si calma un attimo, tra non molto finirà per fracassarmi il portatile. Chissà come mi comporterei in una situazione simile. Ora ha le dita nel naso e il padre guarda da un'altra parte senza mai dirle nulla. Non credo potrei avere dei figli.
Una scheggia di ferro, ecco. Oppure di legno. Magari l'ho calpestata quando da piccolo camminavo coi piedi nudi a casa di mio nonno e, per vie a me misteriose e sconosciute, ha viaggiato nel buio del mio corpo nel corso degli anni, incurante di quanto accadeva fuori, per poi terminare il suo viaggio nel mio avambraccio sinistro.
La bambina ha tutta l'aria di essere animata da qualche spirito maligno. Fortunatamente non credo in queste cose qui ma, se ci credessi, gli spiriti maligni avrebbero le fattezze dei bambini piccoli.
Da piccolo facevo esplodere le cavallette con i petardi: legavo le miccette sul dorso dell'insetto di turno con del filo da cucire sottratto dalla cesta dove mia nonna teneva tutto il necessario per rammendare. Accendevo la miccia con un fiammifero e lasciavo l'animaletto libero. Aveva il tempo per fare due o tre balzi, a volte anche quattro. Poi la piccola esplosione. Una zampa qui, un'elitra là. Non sempre bastava un solo petardo per farla finita.
Richiamo alla memoria ricordi distanti, che non uso più tanto. O forse sono soltanto immagini che ho costruito negli anni in base a quello che i miei raccontavano a proposito della mia infanzia. Il fatto che io fossi così buono e tranquillo non lo ricordo per niente. Che fine hanno fatto tutti quegli istanti? Magari ero pure io così, come la bambina che ora sta qui davanti a me.
Quella cosa nel braccio... da quanto se ne sta lì? Perché non riesco a ricordarmi nemmeno il momento in cui mi sono accorto per la prima volta della sua esistenza? Ho sempre il terrore di non essere me stesso, di essere un altro e di non saperlo. Ho letto troppi racconti di fantascienza...
A Mestre scendo. Numerosi monitor a cristalli liquidi stanno appesi in serie sotto le pensiline. Passano tutti le stesse immagini in simultanea. Gianni Morandi - che assomiglia incredibilmente a Romolo Bugaro, o viceversa - canta a volume spropositato "stringi le mie mani, non aver paura" per la pubblicità del lotto.
La cosa che ho nel polso comincia a muoversi.
Commenti (12)
quella dottoressa negligente mi ricorda tanto il mio medico curante, dovremo farli incontrare e regalare loro un biglietto per timbuktu sola andata.
il 26.05.08 09:55
Ma scusa: ci vado io piuttosto a Timbuktu, no? Dovrei pure pagarle il viaggio? :P
il 26.05.08 20:08
Ma come mai non ti trovo più on line... ò_O'
A che punto siamo con la tesi? :D
il 28.05.08 00:00
@ MrsC.: è perché gli eventi stanno avendo la meglio su di me, quei luridi figli di puttana!
il 28.05.08 17:02
:)
punto.
il 30.05.08 19:52
In che senso "punto"? Intendi il segno di punteggiatura, il participio passato del verbo pungere oppure il nome dell'automobile prodotta dalla fiat?
il 31.05.08 10:38
il participio passato del verbo pungere. :)
il 31.05.08 16:29
Ok, ma perché? Quest'anno non sono ancora stato punto da nessun insetto...
il 31.05.08 18:24
ecco, da me sì!
cioè da me come insetto.
cioè.
c.
il 02.06.08 16:04
Ci sono! Tu assomigli a un insetto... ma a quale?
il 03.06.08 22:58
magari è una cisti sinoviale.
ciao
il 05.06.08 02:29
No, ho controllato e non si tratta di quello... è più qualcosa di solido e consistente, una scheggia, in profondità. Mah! Me la tengo così.
il 05.06.08 11:29