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Progettare la fine (del mondo)

Non è stato affatto uno dei miei migliori risvegli, quello di oggi, e nemmeno una delle migliori nottate, se è per questo. Le zanzare a novembre sono ancora vive e non vegetano affatto. Soltanto questo basta per rendere tutto un inferno. Cinque ne ho ammazzate, con le mie mani: ogni zanzara spiaccicata ha comportato un viaggio nel cuore della notte verso il bagno per sciacquarmi le mani dal sangue, attraverso l'aria fredda e densa, con uno stupido pigiama come unico riparo per la pelle arricciata dai brividi. Mio fratello (anche lui probabilmente è stato sveglio per la caccia) ha ipotizzato ieri a cena che si tratti di una nuova specie resistente al freddo. Ciò significa che l'anno prossimo o l'altro ancora ci saranno zanzare resistenti alla pressione del battito convulso delle mani della vittima di turno che cerca di ammazzarle, prima di essere punta e costellata di bozzi ovunque. Allora sarà la fine.

La fine. A questo pensavo stamattina alle sei dopo aver spento alla cieca la sveglia sul comodino (che poi la sveglia per me non sarebbe altro che il telefono cellulare). Allo specchio, in bagno, noto la puntura fresca sulla fronte ma i miei occhi non riescono ancora a raggiungere la messa a fuoco ottimale, tutto è offuscato.
Oggi ho il mio primo colloquio con un docente per concordare il tema della tesi (architettura). Non sono preparato, non ho nemmeno un argomento che mi stia particolarmente a cuore. Ma non sono nemmeno preoccupato. Dopo tutto questo tempo, ho soltanto voglia di finire e voltare l'angolo.
Guardo fuori dal finestrino del treno regionale che da Padova porta a Venezia: due enormi barriere di blocchi grigi standardizzati castrano completamente la visuale sia a destra che a sinistra del convoglio ferroviario. Tanto vale leggere un libro, penso. Anche se non ci fosse quel cacchio di muro del quale nessuno ha mai parlato (dovrebbe essere una barriera per proteggere le case vicine alla linea ferroviaria dal rumore dei treni che passano), non ci sarebbe più nulla da guardare se non le solite case e capannoni sparsi come sementi qui e là per la pianura senza più nebbia. E allora mi viene in mente un possibile e assurdo tema per la mia tesi: perché ostinarsi e continuare a costruire? Sì, costruire, qualsiasi cosa, oggetto, manufatto, edificio... che senso ha oggi continuare a edificare su un territorio ormai devastato dal cemento? Chi lo sa cosa succederebbe se si decidesse di progettare la Fine-Del- Mondo®: pensare alla distruzione delle città, le case, gli stadi, i cavalcavia, le piazze, i supermercati, le chiese, i castelli, i serbatoi dell'acqua, le cabine sulle spiagge. Redarre un programma di distruzione dettagliato in vista della fine, pianificare la distruzione di t-u-t-t-o, anche dei monumenti. La demolizione più vasta ed estesa della storia dell'umanità.
Tanto, è inutile nasconderlo, ci stiamo estinguendo.


FINE

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Commenti (6)

Ale, però non proporlo come argomento di tesi eh ;)? L.

sarebbe fantastica, una tesi così (quante soddisfazioni mi dai!).

ciao. ma ci si vedrà? quando? vi penso. bacioni.

inizio

prova prova,
problemi tecnici con il blog: sembra non volerne sapere di aggiornarsi. E pensare che volevo scrivere qualcosa dopo un anno che mi si era rotto il vecchio blog...

in questo periodo ci sono un sacco di mosconi :)


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Questa pagina contiente un singolo intervento scritto il 28.11.07 13:46.

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