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Sabato (dark)

scampoli dal festivaletteratura

neil_450.jpg Un viaggio attraverso il nulla, case abbandonate, fattorie a pezzi, opere d'irrigazione mastodontiche, centrali del gas, paesaggi estasiatici, con il sole sempre più a occidente. Le indicazioni ingannano parecchio e i chilometri mancanti fluttuano bruscamente da distanze siderali a distanze irrisorie. Tutti i posti sembrerebbero a portata di mano, se si dovesse badare ai cartelli: Ferrara, Modena, Padova, Rovigo. Pare di stare in un buco nero. Ma poi, per strade ancora da scoprire, arriva improvvisa Mantova, sospesa sull'acqua dei suoi laghi al tramonto. C'è gente ovunque e ciò rende più difficile e insopportabile trovare un parcheggio, che alla fine comunque si trova. Le librerie sono tutte aperte e stipate di libri e di corpi umani che cercano parole nuove, credo perché loro non ne hanno più molte. C'è il Festival della Letteratura, la città vive di carta ma anche di musica. Al teatro sociale infatti c'è Diamanda Galás e per pochi euro non ci si può certo rifiutare di vederla. La fame morde e la fila davanti al teatro è consistente. Un tizio coi rasta fa il piantone davanti alla porta d'ingresso con aria stoica e tiene in mano un cartello: "Forse che qualcuno ha un biglietto gratis?". Sicuramente è straniero.
L'abbigliamento, in generale, viaggia su tinte prevalentemente scure, più che altro nere. I rossetti sulle labbra delle donne (per altro tutte incredibilmente affascinanti) sono tinta sanguefragola, molte sono pallide come se l'estate non fosse esistita nei giorni scorsi. Calze a righe bianche e nere, svolazzi in pizzo, capelli corvini. Alla fine si aprono le porte e il teatro è magico con scale che salgono e scendono, velluti rossi, modanature dorate, anfratti polverosi, luci fioche. Di quello che è successo dopo ho un ricordo fumoso, una specie di sogno portato da una voce senza freno e da un pianoforte nervoso.
Si vaga di nuovo fra la folla con una piacevole sensazione di spaesamento, si chiedono informazioni Dove sta piazza Virgiliana?, si sbircia dalle mappe altrui, si inseguono persone che forse si stanno dirigendo là. Un bar asettico, un paio di birre, due tramezzini e un tostotoast.
In una tenda bianca dentro a un parco circolare affollato da ragazzini discotecomani in preda a feroci attacchi ormonali ci sta un trono di cartapesta. Neil Gaiman (mai sentito parlare di Sandman?) c'è seduto sopra, stivali d'ordinanza in pelle, jeans, giubbo in pelle, t-shirt, tutto rigorosamente nero. Manco lui deve aver visto l'estate, ma ascoltarlo è spassosissimo e chissenefrega. Chissà che gli passa per la testa. Terminate le domande del pubblico gli caccio il mio blocchetto (nero, caspita!) e con un pennarello nero mi lascia questo disegno qui (sono io?).
Buio inghiotte le macchine e ci si infila là dentro per ritornare a casa, se mai la si troverà.

Riferimento

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Commenti (5)

fantastico! ovviamente non lo conoscevo ^_^

Bè, adesso lo conosci. :) E' una persona davvero singolare (anche perché non ho mai conosciuto persone plurali).

come ti invidio, come ti invidio, come ti invidio! L.

@ donnalaura: non invidiarmi, mi sono pure sfasciato un piede camminando. Mi invidi anche quello? :) Un'altra volta ti farò sapere se ci vado, va bene?

No no, il piede sfasciato tienilo pure, a me basta la mia spalla fuori uso. Per me è diventato un problema andare ai vari festival letterari... sono sempre in piena stagione e fatico a muovermi.. ma non si sa mai. Grazie del pensiero però;) L.


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Questa pagina contiente un singolo intervento scritto il 09.09.07 02:59.

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